Capitale umano(film)


 

Il capitale umano è un film che racconta la storia di due famiglie molto diverse tra loro e mostra come il denaro e la posizione sociale possano influenzare la vita delle persone. È ambientato in Brianza, una zona ricca del nord Italia, e si apre con un misterioso incidente: un cameriere in bicicletta viene investito da un’auto, ma non si sa chi sia il colpevole. Tutta la storia ruota intorno a questo evento, che viene raccontato da tre punti di vista diversi: quello di Dino, Carla e Serena.

Dino Ossola è un agente immobiliare che appartiene alla classe media, cioè non è povero ma nemmeno ricco. Vorrebbe entrare nel mondo dei “grandi” e diventare come i Bernaschi, una famiglia ricchissima che guadagna con la finanza. Per questo investe tutti i suoi soldi nel fondo di investimento di Giovanni Bernaschi, ma l’affare va male e Dino perde tutto.
Carla Bernaschi, la moglie di Giovanni, vive nel lusso ma si sente vuota e infelice: ha tutto quello che si può comprare, ma niente che le dia davvero un senso di vita. Serena, la figlia di Dino, è invece una ragazza sensibile che si innamora di un ragazzo povero e problematico, e proprio attraverso lei si scoprirà la verità sull’incidente.

Il titolo Capitale umano non è scelto a caso: è un termine economico che indica quanto “vale” una persona in base a quanto produce o può guadagnare. Virzì lo usa in modo critico, per dire che nella società di oggi le persone vengono giudicate solo per il loro valore economico, non per quello umano o morale.

Dal punto di vista sociologico, il film parla di disuguaglianze sociali, cioè delle differenze tra ricchi e poveri, e mostra come il denaro possa cambiare i rapporti tra le persone. I Bernaschi rappresentano la classe alta, che ha il potere economico e decide le regole. Gli Ossola rappresentano la classe media, che sogna di salire di livello ma spesso finisce per essere schiacciata. Il cameriere, infine, rappresenta i lavoratori più deboli, cioè quelli che valgono meno nel sistema, al punto che la sua morte viene calcolata solo come una cifra di risarcimento.

Questo messaggio si può collegare alle idee di Karl Marx, che spiegava come nel sistema capitalistico le persone vengono alienate, cioè si allontanano dai loro veri valori e finiscono per vivere solo in funzione del denaro. Marx parlava anche di “feticismo della merce”: tutto viene trasformato in qualcosa che ha un prezzo, perfino la vita umana.
Si può collegare anche a Max Weber, che parlava della stratificazione sociale, cioè della divisione della società in gruppi con diverso potere e prestigio. Nel film questa divisione è molto chiara: i ricchi vivono in ville di lusso e hanno tutto, i medi cercano di imitarli, e i poveri vengono ignorati.

In conclusione, Capitale umano è una critica forte alla società di oggi, dove contano solo i soldi, l’apparenza e il successo. Virzì mostra che in un mondo del genere l’essere umano perde valore: le persone non valgono più per quello che sono, ma per quello che possiedono. Il film ci fa capire che, quando tutto ha un prezzo, anche la vita e i sentimenti diventano “merci” come le altre.

Kommentare

Beliebte Posts aus diesem Blog

"Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani" Cuoco, Mazzini e De Amicis

Owen, Aporti, Fröbel e la nascita del Kindergarten

Donne e infanzia